Riflessioni

Lampedusa è il ponte tra Europa e Africa
Don Mario Lusek
Giuseppe Vitale
Gianni Bottalico
Quelli che amano Lampedusa

“È estesa venti chilometri quadrati appena l’isola di Lampedusa. Con l’isola di Linosa è il comune italiano e il territorio europeo più a sud. Del sud del mondo questa isola ha concentrato in se tutte le bellezze e tutte le contraddizioni. Cielo e mare, venti su scoglio pietroso si coagulano nelle Pelagie. L’ambiente non ti circonda ma ti attraversa. E qui scopri che il mondo non ha confini che lo segnano. Solo il cuore ha barriere e frontiere. L’ospite – tutti ospiti e non possessori siamo di tale sconvolgente bellezza – è il direttore d’orchestra e l’isola è il podio da cui la sinfonia dei venti si dirige. Pervaso dal vento che come voce senti arrivare, ma non sai da dove viene e dove va, senti finalmente il respiro tuo come anima del mondo. Per i lampedusani – e tutti ormai lampedusani siamo per esser Lampedusa sinonimo di fraterna universale cura e custodia – l’orizzonte è circolare. A 360° intorno – credimi, non è illusione o tecnica pittorica – sei tu che pervaso da spirito d’artista credi di far onde e nuvole, su mare e cielo, che si rinfacciano superbi un azzurro arrogante. Ambiente è soprattutto la varia e bella umanità lampedusana. Di ieri, di oggi e quella che arriverà. Dalle migrazioni preistoriche ai giorni nostri, la terra dell’isola è come ogni altra terra, come il mondo. Promessa di terra promessa, giardino condiviso, luogo delizioso di comunità e di accoglienza. Anche, a volte, non sempre, terra bagnata di lacrime, di sudore, di dolore. La sua condizione di estrema propaggine la fa propensione di un senso di vita e di orizzonte – l’Europa - che altra vita cerca, per aver di sé stessa identità e di altra vita responsabilità. A Lampedusa l’ambiente è anche questo, soprattutto questo. Sta nel DNA storico e sociale delle continue rinascite dell’isola la integrazione e la inclusione di genti diverse: d’Italia, del Mediterraneo, d’Europa e del mondo. Nelle Isole Pelagie si nasce a dimensione umana rinnovata: turisti e migranti, cittadini e organizzazioni, imprese e operatori sociali, istituzioni e comunità, persone e popoli. Alla ricerca di vero benessere e qualità di vita integrale che l’isola naturalmente esprime, ora concorrono anche le Acli e il loro settore turistico. Quale migliore compagno di viaggio per l’isola – e di un suo rinnovato turismo sociale e ambientale - che una associazione che ha per statuto di includere sempre e non escludere mai chi non può, chi non sa e chi non ha?”

Rev.Mo Sac. Don Domenico Zambito Arciprete - Parroco Chiesa Madre S. GERLANDO Lampedusa

“Il Turismo di Cooperazione è una formula usata, nel nostro mondo, dal Centro Turistico Acli e dal sistema Acli ed è legato al “turismo di comunità”, che fa di un luogo il “territorio dell’accoglienza” per eccellenza”. Ringrazio, di cuore, il CTA per il suo impegno creativo in questo senso. Il Turismo di Cooperazione è legato, infatti, “all’incontro ed alla collaborazione con realtà locali che si occupano dei disagi e dei problemi di chi arriva”(citazione aclista) non per turismo, ma per disperazione e, quindi, necessita di interventi di condivisione: “il turista in questo contesto diventa un vero e proprio viaggiatore cooperante, che mette a disposizione parte del suo tempo di vacanza per innescare processi di solidarietà, cambiamento e sviluppo, con la sperimentazione di modelli nuovi e differenti di relazione” (citazione dal Progetto “I Love Lampedusa”). Il Turismo di Cooperazione diventa, così, uno strumento educativo e forma di cittadinanza attiva. Non irrilevante è, poi, il bacino di beneficiarti potenziali, se si considera la base dell’Associazionismo e del Turismo Sociale. Questo tipo di turismo contribuisce al rilancio della normalità di territori problematici e, nello stesso tempo, paesaggisticamente e culturalmente turistici, attraverso, appunto, un turismo consapevole, ragionato e responsabile, che tenga insieme la dimensione classica del viaggiare con una dimensione del conoscere e del rispetto ambientale dei luoghi”.

Mons. Don Mario Lusek Direttore Ufficio Naz. Pastorale Tempo libero Turismo e Sport della CEI

L’apertura dell’Infopoint CTA “I Love Lampedusa” vuole rappresentare un concreto segnale di sostegno alle attività turistiche dell’Isola. Ogni volta che sento parlare di Lampedusa la mia mente, così come quella di moltissime altre persone, pensa, purtroppo, a “BARCONI”, “PROFUGHI”, “RIFUGIATI” e questo solo perché si tratta di una terra di confine e facile approdo. Lampedusa, invece, è più che un luogo di sbarco: è un’isola che deve essere ricordata per la bellezza della propria costa, del mare, delle spiagge, delle risorse paesaggistiche e naturali e del calore dell'accoglienza della sua gente. Proprio per questo, merita di essere visitata non da un sconosciuto turismo di massa, ma da un turismo intelligente, che sappia, non solo, ammirarne le ineffabili bellezze, ma, soprattutto, abbia il desiderio di essere partecipe della sua vita concreta. Con il proprio intervento, il Centro Turistico Acli vuole dare il proprio contributo alla creazione di possibili soluzioni ai problemi che limitano lo sviluppo della popolazione locale e porre le basi per un turismo migliore e più solidale.

Giuseppe Vitale Presidente Nazionale CTA

“Accoglienza solidale, turismo sociale e sostenibilità” Le Acli sono profondamente coinvolte nell'iniziativa del Cta a Lampedusa, definita giustamente “porta d'Europa”. La porta che si apre è sinonimo di socialità e di fraternità, ed un turismo responsabile e di cooperazione, che il Cta sostiene ed incoraggia, aiuta a riscoprire la normalità straordinaria ed incantevole di Lampedusa e dei suoi abitanti, tenaci e dal cuore grande. In questo modo un'isola che per molti fratelli e sorelle migranti in fuga da guerre e povertà è il luogo di tante speranze e di troppe tragedie, diviene il luogo privilegiato di un nuovo turismo sociale e sostenibile. Accanto a ciò le Acli sostengono in ogni sede la necessità che Lampedusa non sia lasciata sola a svolgere quella missione che è data dalla sua collocazione geografica di porta meridionale dell'Europa intera. Un invito alla responsabilità che deve riguardare tanto le istituzioni nazionali che quelle europee, e prima di tutto la coscienza di ciascun cittadino. A pieno titolo, dunque questa iniziativa del Centro Turistico Acli si inserisce nella linea indicata da papa Francesco che scelse l'isola di Lampedusa per il suo primo viaggio pastorale in Italia. Occorre superare “la globalizzazione dell’indifferenza”, affermo il Pontefice l'8 luglio del 2013 quando da pellegrino e testimone di speranza visitò questi luoghi splendidi ed allo stesso tempo crocevia di tante sofferenze. Le Acli sono impegnate a declinare questo messaggio nel mondo del lavoro, nell'economia, nel welfare, nella qualità della democrazia ed il Cta lo declina nell'ambito del turismo. È questo che diremo con umiltà e responsabilità al Santo Padre nell'udienza che ha riservato alle Acli il prossimo 23 maggio per il nostro settantesimo anniversario. Ed insieme a papa Francesco ci uniamo in preghiera perché dalla conversione del cuore degli uomini anche Lampedusa possa essere ricordata solo più per le sue bellezze e non per le tragedie: «Chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!».

Gianni Bottalico Presidente nazionale Acli

E' lo slogan scritto nelle magliette vendute per finanziare l'Archivio Storico Lampedusa che non ha accesso a fondi pubblici ma, solo, ad autotassazione privata e qualche spicciolo da fund raising. Si, perché quelli che amano Lampedusa non narrano solo l'isola come terra di migranti disperati, ong, aiuti umanitari con un papa che, finalmente, giusto un anno fa gettò la corona di fiori a mare. Nulla di tutto ciò. I migranti che arrivano, solo con il mare calmo, vengono trasbordati in altri “Centri di accoglienza”. Nessuno li vede ed alcuno li può avvicinare. Accade anche on line; i migranti sono scomparsi anche da bing e google immagini. I lampedusani, poi, ci convivono con gli sbarchi e rimangono calmi come il loro mare. Tutt'altro i cineoperatori che s'agitano a forza nove. Le TV sparano in prima serata barconi stracarichi e gommoni che affondano affiancando il nome dell'isola di Lampedusa accanto ad ogni disgrazia. Anche se la tragedia accade a poche miglia dalla Libia si tira in ballo l'isola. Ormai un cliché. Quelli che amano Lampedusa cercano di narrare le spiagge più belle e le acque più cristalline al mondo; questo si, alla faccia dei paradisi caraibici e delle spiagge australiane. Non perché il dramma non esista; anzi. Ma perché non si vive di tragedie ma di bellezze naturali ed i giovani chiedono uno stop al reality show e gli albergatori son stanchi di ospitare soldati dell'esercito e personale di ong. Il parroco, la sindaca sono infatti bombardati da tutti gli attori del “circo umanitario” che vogliono aiutare, dare una mano, salvare. Ma l'emergenza, quando c'è, è gestita da organizzazioni internazionali come l'Acnur o Save the Children e non certo da inesperte associazioni italiane che arrivano cariche di idee e cose per un'isola che si trova più vicina all'Africa che all'Europa. Ma non sono cose che i lampedusani chiedono ma persone, turisti, flussi che provino ad abitare l'isola fuori dal periodo estivo in quanto a settembre l'acqua è calda ed ad ottobre si fa comodamente il bagno ed il cibo non è surgelato. Ad aprile, maggio e inizio giugno sbarcano gli invisibili ma non i turisti; pochi. Quelli che amano Lampedusa dovrebbero approfittare delle mezze stagioni per godersi l'isola oltre la folle corsa delle folle. Questo è l'obiettivo promosso da CTA – Centro Turistico Acli che è atterrato con il board nazionale all'insegna dell' “I love Lampedusa”. Allungare la stagione. Creare flussi oltre le congestioni di luglio ed agosto che stipano le poche spiagge sabbiose. Ma quelli che amano veramente Lampedusa sembrano essere i molti del privato sociale che hanno a cuore il proprio territorio come Alternativa giovani, per esempio, che pulisce mare e spiagge e che ha fondato Radio Delta. Come Legambiente che ha una sede nel centro storico del paese e che, recentemente, assieme ad AITR (Associazione per il Turismo Responsabile) ha presentato una guida per un turismo umano e responsabile. Oppure l'Associazione Askavusa organizza, ormai da sei anni, il LampedusaInFestival e che ci aspetta dal 25 al 30 settembre prossimo, con un progetto per filmmakers al fine di rilanciare dialogo ed umanità in un mondo sempre più votato all'omologazione. Ma un lavoro straordinario con le scuole locali lo sta facendo come detto all'inizio di questo pezzo dall'Archivio Storico Lampedusa. Narra di Ulisse che, nel tornare all'amata Itaca, si fermò a Lampedusa o da abitanti del Neolitico che erano presenti nell'Isola oppure di censimenti su base religiosa che vedevano nell'Isola sorgere, nel rispetto reciproco, chiese e moschee. Ci narra di Ludovico Ariosto che nell'Orlando furioso ambienta nell'Isola l'allora battaglia tra cristiani e saraceni. Oggi è candidata a “premio nobel per la Pace”. E poi, i lampedusani: 30% pesca e 70% turismo; nonostante il sacco archeologico e lo scempio ambientale di metri cubi fatiscenti che sorgono senza concessione edilizia i lampedusani sono solidali con i migranti da sempre, da secoli. Prima erano loro con il parroco ad occuparsene mentre oggi sono i professionisti laureati all'United Nations University. Convivono privi di regole e senza stress con una benzina a 2,35 euro al litro; la più cara d'Europa ed un parto a 20.000 euro comprensivo di viaggi aerei, visite, hotel, taxi, tickets ed esami. Nell'isola imperversa l'iniziativa privata a fianco dei fallimenti pubblici con una giunta che tenta di ricostruire credibilità dalle macerie della precedente che è stata ammanettata per concussione ma non necessariamente meno amata della presente. In una delle porte del Comune sta scritto: “Quando ci fu l'alluvione a Firenze tutti presero badili e picconi. Da noi c'è la professione del terremotato ed in questo c'è tutta l'essenza del sicilianismo. Vedere lo Stato estraneo per precostituirsi un alibi, per scusare la propria inerzia, per fare i propri comodi”. Parole di Giovanni Falcone. Si inizia con l'acquistare un terreno; poi ci si mette sopra una casamatta con la scusa del ricovero attrezzi ed una tettoia per ripararsi dal sole cocente. Poi un tetto giusto per raccogliere l'acqua per il campo che si sta coltivando e così via sino ad avere una villetta vista mare. Il vicino non denuncia ed io non denuncio il vicino. A differenza di noi del “toccata e fuga” i lampedusani ci stanno nell'Isola anche quando i voli scarseggiano, l'acqua potabile tarda ad esser portata con la nave cisterna e l'aliscafo non si fa più vedere. E loro ci vivono ocn le chiavi sulla toppa di casa e sul cruscotto dell'auto; tanto, dove vuoi portarla. Più sbarchi, più cattedrali nel deserto. Rai Cinema regala una sala tutta attrezzata ma nessuno la tiene aperta e, ad onor del vero, nessuno l'aveva nemmeno chiesta. C'è chi raccoglie denaro per fare una biblioteca ma, in futuro, nessuno la terrà aperta. Mancano fondi per il personale comunale ridotto all'osso e, quel poco che c'è, fugge dal Municipio in perfetto orario. In una piazzetta poco illuminata, a pochi metri dalla bellissima via Roma, tutte le sere vi sono dei giovani che rotolano spinelli e scolano birra incuranti del decoro. Le forze dell'ordine lo sanno ma, come per le concessioni edilizie, fanno finta di niente; non scendono dall'auto. Tu non disturbi e noi non disturbiamo. Le telecamere rimangono accese sui migranti e non possono certo filmare le strade che attendono da decenni un nuovo asfalto, le case che nascono sui siti archeologici con il benestare della Sovrintendenza archeologica di Agrigento. Si; come accadde per la villa di Modugno affacciata sulla spiaggia dei conigli, la più bella al mondo, ove le tartarughe venivano e vengono a deporre le uova mentre l'Italia tutta cantava e canta “O sole mio, sta in fronte a te”.

Fabio Pipinato Presidente Provinciale CTA Trento